Videosorveglianza: pubblicate le Faq del Garante della Privacy, sia per aziende che per privati

12 gennaio 2021

Il 5 dicembre scorso il Garante della privacy italiano ha pubblicato alcune FAQ che chiariscono quanto previsto dal GDPR (cioè il regolamento europeo 679/2016 in materia di privacy) in merito alla videosorveglianza.
Innanzitutto, il documento fa ampio riferimento al concetto di accountability, che spesso si ritrova nel regolamento 679. Con questo termine ci si riferisce sia alla necessità di dar conto a tutti coloro che ne abbiano interesse (i cosiddetti stakeholder), in modo esaustivo e comprensibile, del corretto utilizzo della videosorveglianza, sia alla necessità di introdurre appositi meccanismi per una responsabilizzazione del personale interno all'azienda.
In secondo luogo, viene ribadita l'importanza della minimizzazione dei dati: ciò implica che i dati trattati (nello specifico,) devono essere pertinenti e non eccedenti con riferimento alle finalità legittime perseguite (come ad esempio la sicurezza e la protezione del patrimonio), sia con riferimento ai luoghi e alle persone riprese che ai tempi di conservazione (che generalmente non devono superare le 72 ore).
Il Garante ribadisce, poi, l’importanza dell’informativa agli interessati attraverso l’apposizione di specifici cartelli nelle aree interessate.
Le FAQ riguardano anche la videosorveglianza privata. In particolare, per riprese esterne è importante che (anche in assenza di registrazione) l’angolo di inquadratura non comprenda aree comuni condominiali, aree private altrui, pubbliche o di pubblico passaggio.
Per quanto concerne le riprese interne alle abitazioni, invece, non vi sono limitazioni salvo nel caso in cui vi operino dipendenti o collaboratori (come ad esempio colf, baby sitter, …) che devono essere opportunamente avvisati; le riprese non dovranno comunque lederne la dignità (come ad esempio con l’installazione di telecamere nei bagni) e dovranno essere assunte apposite misure di sicurezza.
 

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